il mare senza di noi

Venezia Copernicus 9-13 march 2020L’aria della Pianura padana che torna respirabile, l’acqua trasparente nel Canal Grande che la vede anche il satellite. Com’è il mondo senza di noi? Più tranquillo e silenzioso – soprattutto in mare, dove la navigazione è diminuita e i piccoli porti sono immobili. Tanto che si moltiplicano foto e video di delfini, verdesche e persino una balenottera minore che si infilano nei porti italiani.

Fino a Pasqua i pescherecci in Adriatico, una delle aree del mondo dove la pesca a strascico è più intensa, sono rimasti in porto.  Pietro Merlini, armatore di un peschereccio a strascico di San Benedetto del Tronto: “I ristoranti sono chiusi, il prezzo del pesce è crollata, la richiesta è minima e noi usciamo massimo uno o due giorni alla settimana. Il lato positivo è che stiamo facendo il fermo biologico quando veramente serve: in primavera, quando tutto si riproduce”.

Francesco Colloca, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn, conferma: “E’ il periodo riproduttivo dei merluzzi e delle triglie: da marzo in poi un po’ tutte le specie hanno il loro picco riproduttivo. Una minore pressione di pesca in questo periodo significa avere un maggior numero di riproduttori in mare.

E’ ottimista anche Riccardo Fanelli, esperto pescatore ricreativo: “In questo momento le spigole si stanno riproducendo senza alcuna pressione dell’uomo. Il mese prossimo inizieranno i dentici: se nessuno ne approfitta, sterminandoli nel momento in cui sono più vulnerabili, in autunno ci saranno molti più animali in mare” ci racconta, rivolgendosi anche ai pescatori ricreativi.

Si è fermato anche il traffico delle navi da crociera, ridotti ai minimi i traghetti per Sicilia e Sardegna. Gli unici porti che rilevano traffico sono quelli delle grandi navi cargo. Rassicurati dall’assenza di movimento le verdesche, che in questo periodo vengono spesso segnalate sotto costa, si infilano nei porti, immortalate da spettacolari video a Cala Galera, Gallipoli e Pozzuoli.

Ci hanno segnalato tursiopi nei porti di Cagliari, Salerno, Trieste, Palestrina, cosa che normalmente non fanno: entrano a far man bassa di cefali” ci racconta Sabina Airoldi dell’Istituto Tethys. A cui si aggiunge un avvistamento incredibile: un piccolo di balenottera minore, una specie occasionale e rara per il Mediterraneo, filmato nel porto di Anzio. “Ad aprile le balenottere hanno iniziato a risalire dal Canale di Sicilia verso il mar Ligure: una migrazione con un mare meno trafficato riduce le possibilità di collisioni, minaccia sempre molto reale in Mediterraneo per balenottere e capodogli”.

il Mediterraneo non è più – da molto tempo – il Mondo del Silenzio di Cousteau. Ogni anno oltre 200mila navi di più di 100 tonnellate solcano il nostro mare, a cui si aggiungono le navi più piccole, i traghetti, i pescherecci, le barche da diporto, le prospezioni sismiche per i giacimenti di idrocarburi, le esercitazioni navali, in una cacofonia che i subacquei hanno ben presente quando si trovano sul fondo del mare. Ma quanto è rumoroso il Mediterraneo, e che impatto ha il rumore sul mondo marino? “Il rumore delle imbarcazioni occupa la stessa banda di frequenza che usano molti pesci che emettono suoni per comunicare: come cernie, corvine, ombrine, scorfani, San Pietro, ghiozzi, sciarrani. Per gli altri pesci che non emettono suoni, il silenzio è ugualmente importante: loro sono in ascolto per intercettare i suoni dei predatori o delle prede” ci spiega Marta Picciulin, esperta di bioacustica e consulente di Soundscape, un progetto europeo che sta ascoltando l’Adriatico settentrionale per scattare la prima ‘fotografia’ acustica mai tentata in Mediterraneo. In Tirreno, invece, sono appena iniziate le registrazioni di The sound of Silence, un progetto di Triton Research, che con tre idrofoni calati in questi giorni ascolterà per un mese il suono del Golfo di Napoli. “l suoni in mare si propagano cinque volte più lontano e velocemente che in aria, e il rumore di una barca può farsi sentire anche molto più lontano di quanto non si possa immaginare. Se il rumore di fondo è elevato, i pesci riescono a sentire bene solo i suoni vicini e non quelli lontani.  E’ quello che accade a noi in un bar affollato: riusciamo a sentire solo le persone più vicine a noi.”
La pausa indotta dal Coronavirus rappresenterà quindi una occasione unica per ascoltare il Mediterraneo che riprende a respirare senza di noi.

 

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