capodogli spiaggiati: non era la plastica

shapeimage_1-19Non sono stati i sacchetti di plastica a causare la morte dei sette capodogli spiaggiati a dicembre in Puglia. Su Oggi Scienza l’intervista di Mauro Colla a Sandro Mazzariol dell’Università di Padova. Qui qualche passaggio, ma vi consiglio di leggerla tutta:

SM: Erano tutti maschi di età compresa tra i 15 e i 25 anni. Nessuno era sessualmente maturo, erano giovani quindi e questo aggrava ciò che è accaduto. Due venivano regolarmente avvistati in Mar Ligure dai biologi che lavorano in quella zona durante la stagione estiva, un altro in Mar Egeo. Sappiamo che questi animali si spostano in tutto il bacino mediterraneo ma la loro presenza in Adriatico è accidentale. Inoltre sappiamo che erano a digiuno da parecchi giorni perché i loro stomaci erano vuoti e questo potrà aiutarci ad avere un quadro della situazione più dettagliato.

In laboratorio abbiamo somministrato fegato dei capodogli ai topi e a piccoli pesci, le gambusie. Abbiamo osservato un significativo stato di alterazione della condizione fisica dei topi mentre le gambusie beh… sono letteralmente impazzite. Analizzandole, abbiamo capito che c’era un’inibizione dell’acetilcolinesterasi che è un importante neurotrasmettitore. Insomma i capodogli erano immunodepressi: secondo gli esami istologici alcuni neuroni erano in parte degenerati. La causa potrebbe essere quindi una sostanza che produca un danno neuronale. Mi sento di dire che saremo in grado di fare un’ipotesi che disegna un contorno preciso intorno alla verità.

I media italiani hanno puntato il dito contro la plastica trovata negli stomaci degli animali. È un’ipotesi plausibile?

SM: Non in questo caso. Sono d’accordo con il denunciare il fatto che nei nostri mari finiscano rifiuti di ogni genere ma i capodogli pugliesi non sono stati uccisi della plastica. La plastica uccide questi animali quando ne ostruisce il tratto digerente o causa delle lesioni, ma noi non abbiamo visto nulla di simile. I colleghi americani riferiscono di aver trovato carcasse di cetacei con 80 chilogrammi di plastica nello stomaco, mentre gli esemplari pugliesi ne avevano al massimo un solo chilo.

Foto di Silvia Bonizzoni dal blog dell’Istituto Tethys

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